Indice News ed Eventi
  • Chiunque venga nel nostro Paese porterà con sé per sempre il ricordo della sua bellezza
  • Dalla Moldova: un progetto di Servizio Volontario Europeo
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    Tre mesi in Moldova. Ho visto la neve sciogliersi nei campi, le stalagmiti di ghiaccio staccarsi dalle grondaie; poi le gocce pesanti di pioggia primaverile fare delle strade fiumi di fango, e gli alberi fiorire, ma ho cominciato a non avvertire più il senso di estraneità a questo paesaggio ed a questa cultura solo poche settimane fa. Precisamente quando sono fioriti i lillà. Solo allora ho cominciato il mio ruolo di attrice qui; mentre prima mi sono limitata a stare con le mani in mano a guardare quello che mi accadeva intorno, il mese di maggio ha consentito lo sbocciare del personaggio che potrà inserirsi in questo altro mondo.

     

    Racconterò una giornata qualunque, quella di ieri.

    Ho assistito le lezioni di inglese perlopiù nelle classi dei ragazzi più grandi; ormai tutti sanno chi sono e da dove vengo, mi sorridono e mi salutano. Ed io anche comincio ricordare facce: per esempio il ragazzo che conosce a menadito la storia mondiale (possibile che vi sia tuttavia una lacuna riguardante il comunismo. Come spesso capita, quando la storia si dimostra scomoda, viene riscritta in modo da essere fruibile come mezzo per modellare il presente), ed ha voluto espormi tutti i fatti riguardanti il Colosseo e riguardo all’unità d’Italia, citando inoltre Giuseppe Garibaldi. In realtà, mi e’ stato detto più tardi quel pomeriggio che durante i tempi comunisti era molto in voga un libro, considerato quasi una bibbia della rivoluzione, ambientato in Italia ai tempi del Risorgimento, e che quindi molti abitanti dei Paesi dell’ex Unione Sovietica conoscono per questo la storia della nostra unificazione.

    Poi ricordo il volto del ragazzo che ama molto la sua Patria, che mi ha detto che “chiunque venga nel nostro Paese porterà con se per sempre il ricordo della sua bellezza”. Vero, questo ideale romantico di nazione e di patria mi sta contagiando: sto cominciando ad amare questa terra più di quanto non abbia mai consciamente amato l’Italia.

    Andare a scuola nell’ “Internat” (il nome dato all’orfanotrofio in russo) determina la tua classe sociale; automaticamente sei un figlio della miseria, orfano o così povero da non poterti permettere una famiglia, nel caso in cui i tuoi genitori debbano emigrare all’estero per mantenerti, o non così povero, ma abbastanza povero da non poterti permettere una scuola normale.

    Mentre ero in una della aule alla fine della lezione, sono stata intravista dai bambini per cui ho disegnato durante la lezione di arte aeroplani ed elicotteri con la stella rossa. Mi ricordo solo il nome di alcuni, Grisha, il più loquace, e Sirioja, il ragazzino con le orecchie a sventola che parla anche il Moldavo (meglio conosciuto come Rumeno). Mi urlano “Oh Fani!”. Quando esco hanno da raccontarmi che del disegno in cui li ho aiutati hanno preso 10. Quei sorrisi e quelle parole sono abbastanza per farmi sentire gratificata.

    Ogni giorno conosco nuove persone, nuovi bambini. Come mi sbagliavo quando pensavo che la miseria e la sofferenza avrebbe portato in loro solo amarezza, forse cattiveria. In questo caso ho constatato che queste giovani persone che non hanno mai conosciuto l’agio, che devono indossare uniformi della scuola per la mancanza di vestiti propri e in questo modo portarsi addosso il marchio della loro condizione sociale, sanno apprezzare i piccoli piaceri (per cui si intende anche solo poter disegnare per un paio d’ore) ma in generale la loro vita molto più degli altri.

    Ho visto poi il ragazzino per cui devo tradurre la lettera che vuole mandare a Cristiano Ronaldo; temo che pensi che io conosca Ronaldo personalmente e possa consegnargli la lettera di persona. Per loro, noi dell’ovest siamo tutti celebrità. Le ragazze della stessa classe, dopo che ho accettato di dare il mio aiuto per scrivere la lettera, mi hanno letteralmente assalita chiedendomi se conoscessi Lady Gaga.

    Nell’ ultima classe mi aspettava il compito più infame degli insegnanti: correggere i compiti e mettere il voto. Per sbaglio oltre ai compiti per quel giorno, ho corretto anche la composizione nella pagina precedente. “Mi chiamo Andrej. Non mi piace la politica, mi piace il calcio. La mia materia preferita a scuola e’ l’inglese. Mio padre e mia madre lavorano, siamo tanto contenti quando siamo tutti insieme”.

    Mi sono sentita stringere il cuore. Non mi e’ mai piaciuto l’atteggiamento che hanno assunto molti italiani verso gli immigrati, ma ora posso affermare di vergognarmi con sdegno dei miei compatrioti che non mostrano il minimo rispetto verso queste persone che devono lasciare tutto per cercare di sbarcare il lunario. Vorrei che ogni volta che si sostiene che l’immigrato sia ladro dei nostri diritti e delle nostre opportunità, si considerasse il sacrificio non solo di questi genitori, che devono lasciare i figli per fare in modo che possano permettersi oltre che un futuro anche un presente, ma anche il sacrificio di questi bambini che sono lasciati con la speranza di un futuro, ma senza una famiglia.

    Quando esco da scuola, mi rendo conto che ha piovuto. Il primo temporale. E la strada di nuovo un torrente di fango. L’aria è fresca e odora di primavera, il cielo ancora plumbeo ma attraverso le nuvole il sole morente illumina la città.

    La quiete dopo la tempesta. Tutti i vecchi chiacchieroni che di solito passano le loro giornate seduti sulle panchine ai bordi della strada si sono andati a riparare in casa. Solo due temerari erano già tornati fuori ed il mio passaggio ha bloccato il loro discutere. Ho continuato a camminare chiedendomi quanto sarebbe durato il silenzio; e’ durato esattamente fino a quando non ero abbastanza lontana da non poter sentire i commenti.

     

    Fanny Candido

    Volontaria del Servizio Volontario Europeo in un progetto di CSD Diaconia Valdese e ICCD

     

    Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea. L’autore è il solo responsabile di questa pubblicazione (comunicazione) e la Commissione declina ogni responsabilità sull’uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute.

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