Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo

Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo

Accessibilità, comunicazione e dignità: un impegno di tutti e tutte

Dalla fine di giugno 2024 è in vigore il decreto legislativo 62/2024, che attuando la Riforma della disabilità porta con sé un cambiamento importante, tra cui il passaggio da un modello bio-medico a uno bio-psico-sociale centrato che non è centrato solo sulla persona, ma mostra grande rilevanza ed importanza anche sulla funzione dei contesti di vita in cui le persone vivono e sono inserite.

Si tratta di un cambio di paradigma importante che volge il suo sguardo non solo sull’individuo, ma sulla disabilità intesa come interazione tra le condizioni della persona, le barriere dettate dal contesto e i supporti e/o facilitatori che si hanno a disposizione. In questo clima di cambiamento, si cerca quindi di allargare la prospettiva, che non vuole più essere centrata sulla condizione considerata disabilitante della persona, ma anche e forse soprattutto, vuole porre l’accento sul cambio culturale e contestuale, in un’ottica di reale equità e non solo uguaglianza.

Il 2 aprile, rappresenta uno di quei momenti, sul quale riflettere ogni giorno, quando pensiamo al concetto autentico di inclusione. Ad oggi, parlare di autismo, non significa soltanto aumentare la consapevolezza, incrementare gli interventi, ma riconoscere concretamente il diritto di ogni persona a vivere in contesti accessibili, accoglienti e rispettosi delle proprie caratteristiche.

L’accessibilità non riguarda esclusivamente le barriere fisiche, ma comprende soprattutto quelle comunicative, sociali e culturali. La possibilità di esprimersi e comprendere il mondo, per tutto il genere umano, dev’essere un diritto imprescindibile, a maggior ragione nella neuro diversità e per chi presenta bisogni comunicativi complessi. Garantire l’uso e la diffusione di strumenti alternativi ed aumentativi come ad esempio la CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) significa offrire una voce a chi spesso rischia di non essere ascoltato, riconoscendo il diritto fondamentale alla comunicazione.

Il nostro modo di comunicare influisce ampiamente sul significato che diamo alle situazioni, alle persone e alle cose. Una persona di sesso maschile quarantenne, ad esempio, lo definiamo uomo, mentre se parliamo di una persona di sesso maschile disabile di 40 anni, la nostra tendenza è di definirlo ragazzo, stesso trattamento se la persona in questione è di sesso femminile. Parole come, ragazzo speciale, poverino/a o atteggiamenti che portano a non tenere in considerazione la persona perché disabile, non sono termini e comportamenti rispettosi, ma che, al contrario, svalorizzano e sminuiscono la persona. 

Solo qualche giorno fa, un uomo di 32 anni mentre parlava con l’operatrice a questo proposito ha testualmente detto: “Noi non siamo speciali per nessuno perché siamo persone come tutte le altre...è una cosa semplice no?” In poche semplici parole, troviamo la potenza di un messaggio molto chiaro e forte che dovrebbe portarci a riflettere sulle modalità comunicative e di approccio.

La progettazione e la strutturazione di ambienti prevedibili, comprensibili e flessibili dev’essere uno degli obiettivi principali se si vuole parlare davvero d’inclusione ed autonomia. Spazi che tengano conto delle sensibilità sensoriali, delle diverse modalità d’interazione sociale e quiet room in caso di sovraccarico sensoriale o emotivo devono essere pensate per tutta la comunità.

Scuole, luoghi di lavoro, servizi, luoghi pubblici e contesti di vita quotidiana devono prendere forma pensando da subito ad includere e non adattandole in un secondo momento. L’inclusione funzionale nasce infatti da una progettazione consapevole, che considera la diversità come una risorsa e non come un limite.

Ma l’accessibilità non può esistere senza una comunità preparata e sensibile. È fondamentale promuovere una cultura che sappia accogliere, comprendere e sostenere. Ogni persona autistica ha il diritto di vivere la propria vita con dignità, costruendo relazioni significative, sviluppando autonomie e partecipando attivamente alla società. Questo percorso non può essere lasciato alla sola famiglia o ai servizi specialistici: è il territorio, nella sua interezza, a dover diventare parte attiva. Professionisti formati, educatori, psicologi, insegnanti, operatori socio-sanitari ma anche ogni singolo cittadino e cittadina, possono fare la differenza. Un gesto di attenzione, una comunicazione più chiara, un ambiente più prevedibile possono trasformare l’esperienza di una persona neuro divergente. L’autonomia non è un punto di arrivo uguale per tutti, ma un percorso possibile per ciascuno, se sostenuto da reti competenti e inclusive.

Il Centro Autismo BUM ed il Servizio Adulti e Territorio (SAT), entrambi servizi della Diaconia Valdese – Servizi Salute, sono fermamente convinti che, l’impegno quotidiano, debba andare in questa direzione: costruire contesti accessibili, diffondere strumenti comunicativi efficaci e sensibilizzare la comunità. Il nostro obiettivo è fare in modo che ogni persona abbia diritto a essere riconosciuta, ascoltata e accompagnata nel proprio progetto di vita. In questa giornata, ma non solo, l’invito è a guardare oltre ‘l’etichettatura’, a riconoscere la persona nella sua unicità e ad impegnarsi, ciascuno nel proprio ruolo, per una società più equa. L’inclusione non è un obiettivo astratto, ma una responsabilità condivisa. Solo insieme possiamo garantire a tutti e tutte il diritto di vivere con dignità, partecipazione e autonomia.