Il linguaggio sconosciuto del corpo adolescente
L'intervento di apertura del Presidente CSD al Convegno «Ultracorpi»
Riportiamo l’intervento tenuto dal Presidente della Commissione Sinodale per la Diaconia Daniele Massa in apertura del convegno di Servizi Educativi della Diaconia valdese «Ultracorpi. Le trasformazioni del corpo in adolescenza», tenutosi a Firenze il 20 novembre 2025.
«L’impegno della nostra Chiesa nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza ha radici profonde, che affondano in una storia di quasi due secoli. Fin dalla metà dell’Ottocento, la nostra diaconia si è concretizzata in opere educative e sociali come scuole, orfanotrofi e istituti. Questo impegno storico, però, non è mai stato un esercizio di nostalgia o la ripetizione di formule passate. Al contrario, la nostra vocazione è sempre stata quella di leggere i “segni dei tempi”, di confrontarci con le continue mutazioni sociali, con l’evoluzione delle conoscenze scientifiche e psicopedagogiche, per adeguare costantemente il nostro pensiero e il nostro agire.
Ogni tempo ha le sue sfide, e ogni generazione merita di essere ascoltata e compresa con strumenti nuovi e sguardi aggiornati.
Il nostro percorso convegnistico recente è la testimonianza concreta di questo sforzo. A partire dal 2021, la nostra riflessione si è concentrata sui pilastri della cura e del dialogo, per poi analizzare le trasformazioni del contesto familiare e relazionale. Abbiamo affrontato il divario generazionale e la sfida della comunicazione, approfondendo poi l’impatto dei nuovi linguaggi digitali e il senso profondo del nostro impegno educativo. Così siamo partiti dalle fondamenta con «Dia-logo e cura» (per definire i pilastri del nostro agire), per guardarci, nel 2022, allo specchio con una doppia riflessione: una sulla nostra identità storica con «Diaconia, infanzia e adolescenza» (per capire da dove veniamo) e una sul contesto familiare con «Genitorialità oggi» (per analizzare il mondo relazionale più prossimo alle ragazze e ai ragazzi). Il 2024 ci ha spinti ad affrontare le sfide del presente: prima la frattura comunicativa con «Il grande Boh! Generazioni reciprocamente indecifrabili» (per dare voce al divario con il mondo adulto), e poi i nuovi linguaggi digitali con «Quando il gioco si fa cura» (per comprendere l’universo in cui i giovani sono immersi). Nello scorso agosto a Torre Pellice, “Frontiere Diaconali”, evento pre-sinodale della Diaconia valdese, ha approfondito il tema de «L’impegno educativo nelle opere diaconali».
Oggi, questo percorso ci conduce al luogo più intimo e al contempo più esposto del vissuto adolescenziale: il corpo.
Lo facciamo perché sentiamo l’urgenza di comprendere.
Il corpo dei ragazzi e delle ragazze è diventato il palcoscenico su cui si manifestano le sofferenze più profonde e le domande di senso più radicali. È un corpo abitato dal “ritiro”, un corpo rifiutato, un corpo esibito sui social. Per questo, come recita il sottotitolo, «non esiste un adolescente e il suo corpo ma esistono tanti corpi diversi quanti oggi sono gli adolescenti».
Come Diaconia valdese, non possiamo affrontare questa tematica senza interrogarci alla luce della nostra fede, quella protestante riformata. La nostra teologia si discosta da ogni dualismo che opponga anima e corpo. Per noi il corpo non è una prigione, ma è creazione buona di Dio, un dono sacro. È un pensiero che trova una delle sue espressioni più poetiche e personali nel Salmo 139, dove chi crede prega dicendo: «Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo» (v. 14).
«Fatto in modo stupendo». Questa affermazione di meraviglia e di gratitudine è il cuore del messaggio che vorremmo trasmettere. In un mondo che impone modelli irraggiungibili e spinge al confronto costante, riscoprire lo stupore per come si è fatti è un atto rivoluzionario. Tuttavia, viviamo in una condizione di frattura. Il corpo, da “casa” da abitare, è diventato un progetto da realizzare, una fonte di ansia. Gli “ultracorpi” di cui parliamo oggi sono forse il sintomo di questa alienazione.
Ecco allora il senso del nostro agire come Diaconia. Un agire che, però, non si chiude nelle proprie certezze, ma che per sua natura cerca il dialogo. La nostra ricerca si apre al contributo di esperti e professionisti per costruire approfondimenti scientifici solidi. È nostro costume promuovere incontri e costruire un lavoro comune con tutti coloro con cui condividiamo i valori della cura, del rispetto e della dignità della persona. Il nostro compito non è quello di “riparare” o di imporre un modello, ma quello di esercitare la cura. Una cura che si fonda sull’accoglienza incondizionata, sull’ascolto delle domande, delle fatiche e dei desideri che essi esprimono, e sull’accompagnamento dei giovani in un percorso di riconciliazione con il sé. Un percorso, cioè, per aiutarli a essere e fare pace con il proprio corpo, affinché possano sentire la libertà e la forza di assumere il ruolo che è solo loro: quello di essere protagoniste e protagonisti, artefici della storia che stanno costruendo».
25 novembre 2025, Redazione




