La casa: da privilegio a diritto universale

La casa: da privilegio a diritto universale

La presa di posizione del Sinodo di fronte all’emergenza abitativa

Questa mattina il Sinodo valdese, in corso in questi giorni a Torre Pellice, ha votato un ordine del giorno sul tema dell’emergenza abitativa, sottolineando l’urgenza di affrontare il problema e riconoscendo la necessità di un impegno concreto da parte della Chiesa metodista e valdese

Il dibattito si è tenuto nell’ambito dello spazio dedicato dal Sinodo al lavoro svolto dalla Diaconia Valdese – CSD, sulla base del documento Linee di Indirizzo della Diaconia Valdese per il diritto all'abitare.

In Italia il disagio abitativo rappresenta una delle più gravi emergenze sociali del Paese. L'impennata speculativa dei canoni di locazione e un vuoto normativo lungo quasi trent'anni continuano a fare lievitare il numero delle persone che si trovano in difficoltà. 

La crisi non riguarda più soltanto le fasce di povertà estrema storicamente intercettate dall'Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma interessa anche la cosiddetta "fascia grigia": nuclei monoreddito, giovani lavoratori precari, studenti fuorisede, famiglie monoparentali e anziani. Si tratta di soggetti con indicatori ISEE troppo "alti" per accedere alle graduatorie delle case popolari, ma con redditi troppo deboli per sostenere i costi proibitivi del libero mercato. 

Di fronte a questo scenario, la Diaconia Valdese ha ribadito una posizione chiara e netta, condivisa dal Sinodo: la casa non può essere considerata un privilegio o una merce, ma deve ritornare a essere un diritto e quindi un elemento centrale del welfare pubblico. 

La visione e la strategia condivise in aula Sinodale si fondano su cinque pilastri irrinunciabili

  • il superamento della logica emergenziale tramite politiche pubbliche di lungo respiro che garantiscano il diritto universale all'abitare;
  • la lotta radicale alle discriminazioni abitative;
  • la regolamentazione delle locazioni e il contrasto alla speculazione per limitare le locazioni turistiche abusive e salvaguardare la residenzialità stabile;
  • la promozione di tavoli permanenti di concertazione in cui le amministrazioni pubbliche mantengano la regia della governance;
  • la rigenerazione urbana senza consumo di suolo attraverso progetti di recupero dell'immenso patrimonio di alloggi pubblici e privati attualmente sfitti che possono essere destinati alla residenzialità sociale.

Attraverso i progetti già in corso dedicati a lavoratori e lavoratrici precari, studenti, donne uscite da percorsi di violenza e persone vulnerabili, affiancati da modelli innovativi di coabitazione, la Diaconia Valdese dimostra che è possibile trasformare la gestione abitativa in uno strumento virtuoso per ricucire i legami sociali, restituire dignità alle persone e promuovere comunità più inclusive.

25 agosto 2026, Redazione
Foto di Pietro Romeo