Dignità, autonomia, predicazione e cura del territorio

Dignità, autonomia, predicazione e cura del territorio

La Diaconia Valdese al Sinodo 2026

Il Presidente della Diaconia Valdese – CSD Daniele Massa ha partecipato ieri alla conferenza stampa del Sinodo valdese dedicata al tema “Disordine globale, alla ricerca della Parola che cura”. 

L’incontro, al quale hanno preso parte anche Thanchanok Belforte, presidente della Federazione giovanile evangelica in Italia (FGEI), e Letizia Tomassone, pastora valdese, moderati da Libero Ciuffreda, della Commissione stampa del Sinodo, ha preso l’avvio dagli ordini del giorno approvati poche ore prima dall’assemblea sinodale: necessità di costruire la pace attraverso diplomazia, giustizia e reciprocità, evitando il ricorso alle armi, denuncia di un “dis-ordine” globale segnato da erosione dei diritti e autoritarismi, invito alle chiese a promuovere dialogo, inclusione, pace, solidarietà e pluralismo, appello al dialogo e alla libera circolazione di persone e idee.

Prendendo spunto da queste prese di posizione, il presidente della Diaconia Valdese ha portato una riflessione sul territorio e sull’azione concreta delle chiese. “Predicazione e diaconia non sono due mondi separati, c’è un unico respiro che muove le due”, ha spiegato.

Il Sinodo ha approvato anche due ordini del giorno sui centri di permanenza e rimpatrio (CPR), nei quali prende le distanze in modo critico dal Patto Europeo sulla migrazione, dalla detenzione amministrativa e dal confinamento abitativo delle lavoratrici e dei lavoratori braccianti.

Proprio nel contesto delle politiche migratorie europee, Massa ha indicato nella dignità della persona il punto centrale: negarla significa inevitabilmente negare anche i diritti. Ha ricordato inoltre il lavoro della Diaconia Valdese sulle frontiere, a supporto delle persone migranti e dei loro diritti, e confermato che saranno rafforzati gli sportelli dedicati all’accesso ai servizi, mettendo a disposizione competenze e strumenti concreti. “Dire alle persone che non sono soltanto accolte, ma che hanno diritti” è una delle chiavi di questa azione.

Guardando al prossimo anno, la CSD individua alcune parole chiave: la dignità, intesa non semplicemente come valore ma come “assoluto” riconosciuto a ogni persona, in qualunque condizione si trovi; l’autonomia, evitando l’assistenzialismo e mettendo le persone nelle condizioni di esercitare i propri diritti; e il rafforzamento del rapporto tra predicazione e cura del territorio, per rendere più forte la testimonianza comune delle chiese.

La pastora Tomassone, nel suo intervento, ha richiamato la necessità di una visione di un’umanità libera dai confini, specificando che la risposta al dis-ordine emerso nel dibattito sinodale non è “un ordine piatto”, ma una pluralità capace di generare vita. 

“Noi siamo giovani del presente”, ha ricordato Belforte, sottolineando che le nuove generazioni non sono semplicemente in attesa di un futuro deciso da altri: “Questo disordine è il nostro presente”. Cercare una “parola che cura” significa quindi creare il tempo necessario all’ascolto e imparare a considerare il conflitto non come una patologia, ma come una dimensione della realtà da comprendere e affrontare. Anche la speranza può emergere dallo scambio, persino quando questo è scomodo.

È emersa infine una necessità condivisa dai tre partecipanti: creare luoghi e spazi di espressione e di compresenza tra generazioni diverse, perché l’ascolto, il confronto e il dialogo possano diventare concretamente parte della vita delle chiese.

25 agosto 2026, Redazione
Foto: NEV